Quella che chiamiamo "estate"
Delos Boos, 2014

Quella che chiamiamo "estate"

 

Non posso credere che sia successo. Non un’altra volta.

Devo fare qualcosa, quando tornerò indietro.

Non è piacevole ritrovarsi nel bel mezzo di un “gioco aperitivo” (così l’ha definito lo strano individuo di nome Staff) col rischio di venire travolti da un branco urlante di umani che si gettano in una polla d’acqua sollevando un’onda anomala.

Ti attraversano, ignari della tua presenza, e la loro unica reazione è un brivido di freddo nell’attimo in cui ti passano da parte a parte. Magari è pure piacevole per loro, visto che appaiono piuttosto accaldati dal loro unico sole. Per me no, non è piacevole affatto. Né divertente. La sensazione è quella di andare in mille pezzi. Il fastidioso solletico che mi scuote nell’attimo in cui le schegge di me si ricompongono, poi, è davvero insopportabile.

Mi guardo attorno e vedo altri umani affaccendarsi attorno alla vasca. Indossano tutti magliette con scritto Staff: dev’essere un nome comune, da queste parti.