La Malombra
I Doni delle Muse, 2014

La Malombra

 

La spiaggia, deserta e assolata, fumava come arroventata da un fuoco inestinguibile. La lingua di sabbia segreta, dove nemmeno gli uccelli osavano planare, si tuffava in una distesa d'acqua grigia e gorgogliante. Non era sempre stato così. In quel luogo, fin dall’inizio dei tempi, la natura cullava l'uomo tra le sue braccia; rudi rocce affilate dal vento convivevano con l'odoroso verde della macchia mediterranea e la limpidezza del mare.

Proprio in quel punto, solo qualche giorno prima, Lara passeggiava davanti alla sua casa, mentre il sole distillava gocce di luce sulle pareti; pochi passi più in là, la risacca accarezzava la spiaggia con uno spumeggiante mormorio. Ora tutto sembrava diverso. La casa era ancora lì, ma le pareti erano divenute linee tormentate, aggrinzite, come se un'enorme spada le avesse spezzate, e mostravano bianche ferite.

Lara procedeva lungo la spiaggia, cercando di stare attenta a dove metteva i piedi. Attraversò incespicando tutta la distesa sabbiosa, senza badare al calore che saliva attraverso la suola delle scarpe. Il sole picchiava senza pietà, un sole malato, dai raggi crudeli. Resti bruciacchiati di cespugli si tendevano come braccia scheletriche verso il cielo opaco, il mare sembrava aver perduto la sua vitalità e ristagnava cupo contro l’arenile.

Lara era quasi giunta all'acqua quando scorse una donna che non aveva notato prima, seduta su un piccolo pontile di legno. Indossava un abito d’altri tempi e un mantello pesante, ma nonostante la temperatura soffocante quel particolare non parve strano a Lara. Quando fu vicina, vide che era più giovane di quanto avesse immaginato. Era intenta a intrecciare alghe. Neanche questo le parve strano.