Astro Edizioni, 2016
Astro Edizioni, 2016

Il Duca di ferro

 

“Non riesco a capire perché gli uomini

che sanno del bene e del male

possano odiarsi e uccidersi l’un l’altro”.

 

Mary Shelley, Frankenstein

 

 

Il cielo tacque. E la pioggia placò la sua irruenza.

Nuvole gravide d’acqua fluttuavano lente nell’aria mentre, fra l’intreccio erboso della boscaglia, un uomo scavava nel terreno, in fretta, a mani nude, raschiando la superficie fino a spezzarsi le unghie. Il crepuscolo si accendeva di lampi intermittenti, che come lame istantanee di luce trafiggevano le cime degli alberi.

Henry C. Demison, duca di Sharp e ufficiale dell’esercito britannico, viaggiava in abiti civili e portava con sé dei documenti importantissimi. Era stato sorpreso da una pattuglia nemica e ora doveva nasconderli.

“Se dovessero cadere in mano ai francesi...”.

No, non voleva nemmeno pensarci.

Un boato squarciò il silenzio e l’aria, che pareva coagularsi attorno alla macchia. Henry seppellì l’involucro alcuni pollici sottoterra e si affrettò a ricoprire la buca che da quel momento custodiva il suo prezioso fardello. Segnò il posto con delle pietre in modo che soltanto lui potesse ritrovarlo poi alzò lo sguardo, cercando di capire da dove provenisse quel suono innaturale.

Dalle nuvole grigie emerse un oggetto enorme, scintillante di riflessi solari. Era una nave magnifica, che volava a vele spiegate, sospesa come per magia. Tonnellate d’acciaio che il vento spingeva nella sua direzione, come fossero prive di peso, lungo un’immaginaria diagonale rischiarata dagli ultimi raggi del sole.

Henry, attonito, non riusciva a distogliere lo sguardo dal veliero e dalle sue centinaia di oblò illuminati. Il gigante d’acciaio virò e la sua grande ombra lo inghiottì. Il duca trasalì. Era in trappola! Afferrò il fucile e cominciò a correre. Doveva raggiungere il bosco, era l’unico modo per salvarsi dal diabolico mostro francese. Fu una corsa disperata la sua, e né la paura né le grida minacciose e nefaste provenienti dall’alto che gli ordinavano di fermarsi riuscirono ad arrestarla.

Uno sparo, poi delle urla e il nitrito di un cavallo. Il calpestio degli zoccoli incalzava, era sempre più vicino.

Henry guardò di nuovo verso il cielo, rischiando di inciampare. Dalla nave volante qualcuno srotolò delle corde e lo incitò ad afferrarle. Il vascello s’inclinò e mostrò un complesso insieme di vele, il nome inciso sul fianco della chiglia lucente si rivelò per un istante: Silver Streamer. Una bandiera britannica sventolava maestosa sul pennone più alto.

Henry, ancor più basito, si bloccò. Non era dunque da quella nave che doveva fuggire, il suo nemico era altrove. Prima che potesse aggrapparsi alle funi, un rumore di zoccoli lo indusse a voltarsi. Un soldato si avvicinava al galoppo con la carabina imbracciata, pronto a far fuoco. Allora, senza più indugiare, il duca chinò il capo e riprese a correre. Il bosco era vicino, ormai, una dozzina di passi più o meno.

In quell’istante il cielo tornò a piangere, prima gocciando lacrime qua e là, poi di nuovo in fitti rovesci, come se l’albero maestro della nave alata avesse strappato il velo di nuvole che sovrastava la radura.

Uno sparo risuonò forte. Un sibilo attraversò gli alberi. Qualcosa lo investì da dietro e Henry cadde in ginocchio. Ignorò il dolore che gli era esploso nella spalla destra e tentò di rialzarsi, annaspando nella fanghiglia. Il cavallo era vicinissimo.

L’enorme sagoma dell’aeronave scivolò lenta sopra di loro, oscurando il cielo. Un secondo colpo di fucile. Un altro, seguito da un grido, dal tonfo di una caduta e da un calpestare di zoccoli. Poi il silenzio.

Henry, riverso nel suo stesso sangue che grondava più rapido della pioggia torrenziale, decise di arrendersi. Chiuse gli occhi e si lasciò sprofondare in un’oscurità umida e avvolgente.

 

Astro Edizioni, 2016
Astro Edizioni, 2016

The Iron Duke

 

The sky was dark and the heavy rain slowed its fury.

Groups of thick clouds floated in the air. A man hastily dug in the green skin of the bush. Intermittent flashes, broken by the green spears of the treetops, lighted up the twilight.

Henry C. Demison, Duke of Sharp and British army officer, travelled in his civilian clothes, carrying important documents. He had been surprised by an enemy patrol, and now he had to hide them. If they had been taken by the French... no, he didn’t want to think about this. He buried the dossier a few inches underground and marked the place in a way that only he could recognize it.

A roar ripped through the silence and stagnant air around that place. Henry hastened to fill the hole that now guarded his precious burden and looked to where the unnatural noise was coming from.

A huge shimmering bow emerged from the clouds. It was a magnificent airship, flying toward him. The wind led the tons of steel, suspended as if by magic, on an imaginary, diagonal line lit by the last rays of the sun.

Henry, astonished, couldn’t take away his eyes from the airship and its hundreds of illuminated portholes, until its big shadow consumed him. The steel giant had veered was right over him. The Duke seemed to be trapped. He grabbed his rifle and ran to reach the forest. It was the only way to save himself from the steel French monster. Nothing could stop him, neither fear nor the cries coming from above, ordering him to stop. He heard a gunshot, screams and the neighing of a horse. The trampling of hooves getting closer and closer, Henry looked back toward the sky: someone unrolled some ropes from the airship, urging him to grasp them.

The ship tilted slightly, showing a complex set of sails and a British flag waving on the highest flagpole. There was “Silver Streamer” engraved on the keel. The Duke realized it wasn’t them he had to escape from; his enemy was elsewhere.

Before he could hold on to the ropes, a soldier galloped up and shouldered his rifle, ready to fire. The Duke bowed his head and ran. The forest was near a few dozen steps from him, now.

The sound of a shot whistled through the trees. Henry sunk to his knees. Ignoring the pain burning in his right shoulder, he tried to get up. The horse was very close.

The huge profile of the British airship slid slowly above them, darkening the sky. There was a second gunshot, then another one, followed by a cry and the rumble of a fall and a trampling of hoofs on the dry leaves. Then silence.

Henry, drenched in his own blood, dripping faster than torrential rain, decided to surrender. He closed the eyes leaving his body at the mercy of a damp darkness, which eclipsed everything else.