E il bosco tacque
Historica Edizioni, 2014

E il bosco tacque

 

“O nobile Roma, sovrana dell’universo

e magnificentissima tra le città,

arrossata dal vermiglio sangue dei martiri

e bianca del candore dei gigli delle vergini,

a nome di tutti ti salutiamo.

Ti benediciamo: salve nei secoli.”

[canto medievale dei pellegrini romei]

 

Non voltarti indietro. Solo se guarderai avanti troverai la via.

 

Il vento strisciava nell’erba e cantava tra le foglie degli alberi. Un bosco costeggiava la via e mille voci invisibili sussurravano fra le sue ombre. Lungo il sentiero, un uomo camminava spedito, accompagnando i propri passi con un bastone dalla punta di ferro. A un tratto, si fermò. Respirò a pieni polmoni l’aria pura e profumata di muschio e ascoltò il silenzioso concerto della natura. Da quando aveva superato la vallata, era come se i suoi piedi si muovessero al ritmo di una canzone. Durante tutto il viaggio non aveva ancora visto un luogo simile e probabilmente nulla di più bello si sarebbe offerto ai suoi occhi andando avanti nel cammino.

Dominic Duval viaggiava da circa due mesi. Era partito dal suo villaggio, quattro case sperdute nella campagna francese, senza avere uno scopo preciso. Aveva deciso di andare a Roma seguendo l’antica Via per vari motivi: curiosità, espiazione, desiderio di recuperare una dimensione spirituale. Neanche lui avrebbe saputo dire con certezza quale fosse il più importante. Passo dopo passo, il viaggio si era trasformato nella metafora della sua stessa vita: un cammino, che aveva un inizio, un durante fatto di ostacoli e scelte e, prima o poi, una fine.

Ripensò alle ultime settimane. Quella che le mappe indicavano come Via Francigena si era rivelata in realtà più una direzione che una strada vera e propria, un sistema di vie contrassegnato da molti tragitti alternativi. I pellegrini come lui disegnavano il loro percorso tra il rifugio sicuro di un’abbazia o di un castello e le insidie di paludi, guadi e zone infestate dai briganti. Da quando era partito, avviandosi su un sentiero pietroso e circondato dal mare viola dei campi di lavanda, il viaggio si era fatto via via più faticoso. Per le asperità del cammino ma anche per le inclemenze del tempo. Aveva marciato attraverso il fango, la pioggia, la polvere. Allagamenti e frane l’avevano costretto un paio di volte a cambiare percorso. Non erano mancate lungo la strada tempeste di vento e neve, piogge torrenziali, giornate afose e assolate che lo avevano visto calcare senza perdersi d’animo i sentieri della Via, tra fossi e boschi incontaminati, piccoli borghi e operose città.

Ora, finalmente, poteva godersi un tratto di strada immerso nel verde e nel silenzio.