Bloodywood
Alcheringa Ed., 2014

Bloodywood

 

Bloodywood:

basterebbe il nome, per indurre ad ascoltarlo.

Non v’è compenso adeguato per le storie narrate dal suo becco aguzzo.

Lo si può catturare con facilità, perché egli permette che ciò accada.

Ma difficilmente poi si lascerà liberare.

Bloody é fonte inesauribile di diletto.

Abile narratore, fa delle parole un utilizzo improprio e ridondante.

E quante ne conosce, di nuove e mai ascoltate…

Ci si accorge tardi del fatto che egli costituisce un problema,

che mantenerlo in vita prevede un prezzo troppo alto da pagare.

A quel punto, la mano è già tesa in cambio di una fiaba.

E mentre egli con un becco narra, con l’altro si disseta.

 

La Bambina abita ai confini del bosco.

 Ha la pelle di luna, capelli come ali di corvo e occhi grandi e profondi. La sua bocca piccola e rossa pare una ciliegia. Indossa una camicina bianca, sia nel cuore dell’inverno, quando i fiocchi di neve cadono dal cielo leggeri come piume, sia in piena estate, quando il sole caldo bacia le foglie e le accende di verde, mentre l’unica musica del bosco è un concerto di cicale. Non ha un nome. Tutti la chiamano semplicemente così, “la Bambina”.

Ama le favole, la Bambina, perché in esse può vivere mille vite; però non ha chi gliele racconti. Resta per ore fuori dalla sua casetta, seduta a fissare il bosco, anche quando le tenebre avvolgono la foresta. Non ha paura del buio.

Nelle notti solitarie, scaccia la tristezza immaginando che esista qualcuno in grado di raccontarle tutte le storie del mondo. È il suo sogno, un desiderio lieve come un volo di farfalla, tormentoso e dolce al tempo stesso. Lo chiama, sussurrando nella sera. Darebbe qualsiasi cosa, per avere un narratore di fiabe tutto per sé. Qualsiasi cosa.


Racconto ispirato alle opere del pittore pop-surrealista Giuseppe Fontana